"Tarli senza Cornici ...ed altri fraintendimenti"

Hanno detto:

"...Tarli senza cornici non è un testo fedele al testo sacro, pur contendo precisi riferimenti alle vicende dei Vangeli. Giuseppe per esempio sembra sentirsi vittima di una scelta divina ed è arrabbiato con Dio e perfino con Gesù in vari passaggi. Per questo è un libro di cui è difficile parlare per me. Credo però che il segreto stia nel non inquadrarlo troppo in un’ottica religiosa. Di fatto non è un testo che si prefigge di raccontare la realtà della vita di Giuseppe o il suo vero legame con Dio, Maria e Gesù. È un’occasione per guardarci dentro, perché è impossibile non rimanere coinvolti nel dolore di quest’uomo il cui unico desiderio è amare ed essere amato..."(continua nel blog di Romina Tamerici)

"Giuseppe, quello originale, non ha lasciato nulla. L’assoluto silenzio che lo avvolge lascia presupporre che fosse morto non molto tempo dopo la nascita di Gesù. Morto senza lasciare nulla, se non una statuina in un presepe. Nessuno fu testimone del mio dolore, nessuno neanche in futuro si degnò di celebrare il mio lutto; perché anch’io sono stato un padre in lutto ma nessuno, ebbe una parola di conforto, compresa la storia, la maledetta e snob storia che privilegia gli imperatori e gli imperi, gli assassini e i traditori, gli intrighi e le guerre, non certo un falegname diventato padre putativo perché tirato in ballo da un dio pigro, pigro come tutti gli dei. E che dire dell’arte, sublime per quanto maledetta, il matrimonio felice tra sensibilità e atrocità? Due, forse tre sono i pittori che mi hanno rappresentato ma poi nessuno ha celebrato la paternità. E anche le Sacre Famiglie sono opere in cui mi si dipinge mortificato, per gentile compassione del pittore..." (potete leggere la recensione completa su The Obsidian Mirror)

"Giuseppe e Maria o, meglio, i protagonisti di "Tarli senza cornici", secondo romanzo di Marcella Andreini, decidono di andare a Firenze in treno - agli Uffizi - per osservare le varie esposizioni delle Sacre Famiglie. In treno incontrano Valerio, 11 anni, genitori separati, che va da solo a Pisa dal padre. Giuseppe e Maria gli chiedono di diventare, per finta, il loro unico nipote e così il piccolo incarnerà una sorta di Gesù che si affezionerà più ai suoi presunti nonni che ai genitori, i quali non si amano più.Valerio, come è logico che sia, non recandosi più a Pisa, bensì a Firenze, sarà dichiarato scomparso e la vicenda sarà seguita, oltre che dalle forze dell'ordine, dalla televisione e dai media.
Giuseppe e Maria, o, meglio, il Sig. L. e Vittoria, intanto, vivono la loro finzione di impersonare i veri Giuseppe e Maria. Osserveranno, nei dipinti, un Cristo biondo e con gli occhi azzurri, anziché un galileo, con occhi e pelle bruni. Osserveranno una Madonna giovane e bella, lontana dalla figura di una vera madre. Ed un Giuseppe marginale, quasi inutile.
La finzione è veramente loro o, piuttosto, quella di un'iconografia cristiana che ha alterato la realtà ? La finzione è veramente di questi due folli emarginati o, piuttosto, quella dei mass media che seguono le loro vicende, con feticistica morbosità ?
Valerio, infondo, non è stato realmente rapito. Valerio vuol bene a Giuseppe e Maria che, purtuttavia, una volta intercettati dai Carabinieri, finiranno in manicomio. "Sani nell'arte e pazzi per la gente".
Un romanzo suggestivo, quello di Marcella Andreini, che già con il suo "Volevo solo essere adorata" ha affrontato il tema scottante del suicidio. Con "Tarli senza cornici" affronta così l'altra tematica tabù della società moderna, ovvero la follia e l'emarginazione. In un affresco dai contorni laico-religiosi, spirituali, filosofici che rapisce anche il lettore meno sensibile." (di Luca Bagatin su www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Nessun commento:

Posta un commento