3 febbraio 2013

Aspettando Godot. Ma chi è Godot?


Samuel Beckett, genio del XX secolo, è insieme a Eugène Ionesco, Arthur Adamov e ad Harold Pinter il capostipite del genere teatrale e filosofico che Martin Esslin definì come "Teatro dell'assurdo". La sua opera più famosa è l’opera teatrale Aspettando Godot. Fu autore di saggi,  romanzi e di poesie e nel 1969  venne insignito del Premio Nobel per la letteratura "per la sua scrittura, che - nelle nuove forme per il romanzo ed il dramma - nell'abbandono dell'uomo moderno acquista la sua altezza”.  Un aneddoto del suo primo anno di vita, ricorda che il piccolo Samuel viene ritrovato privo di sensi in fondo alla scala che conduce al piano superiore della casa. Nessuno ha mai saputo spiegare come abbia fatto il piccolo Samuel a uscire dalla culla e arrivare fin lì; a quel momento incomprensibile vengono fatti risalire i suoi futuri segni di irrequietezza.

Nel primo atto due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Sono lì perché un certo Godot ha dato loro appuntamento. Il luogo e l’orario dell’appuntamento sono vaghi. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono che quando arriverà li porterà a casa sua, gli darà qualcosa di caldo da mangiare e li farà dormire all’asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Pozzo si ferma a parlare con Vladimiro ed Estragone. I due sono ora incuriositi dall’istrionismo del padrone, ora spaventati dalla miseria della condizione del servo. Lucky si rivela tuttavia una sorpresa quando inizia un delirante monologo erudito che culmina in una rovinosa zuffa tra i personaggi. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera. Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo, un giovane messaggero di Godot, il quale dice a Vladimiro e a Estragone che il signor Godot si scusa, ma che questa sera non può proprio venire. Arriverà però sicuramente domani. I due prendono in considerazione l’idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Il primo atto finisce qui.
(http://www.samuelbeckett.it/)

Samuel Beckett
Dublino, 13 aprile 1906 – Parigi, 22 dicembre 1989

Samuel Beckett  ovviamente si è sempre rifiutato di fornire spiegazioni. La sua frase più nota, in questo senso, è “se avessi saputo chi è Godot l’avrei scritto nel copione”. E quindi, ai posteri l'ardua sentenza.
I due protagonisti del dramma aspettano Godot ma Godot, il protagonista principale non arriva e non arriverà mai sulla scena. Cosa risponderebbero i maestri di scrittura creativa che danno suggerimenti sull’importanza di strutturare un personaggio? Beckett non ha dato nessuna indicazione fisica o caratteriale di Godot. Eppure Godot è atteso da Vladimiro ed Estragone (e anche dal pubblico, considerando che parliamo di un’opera teatrale); un terzo personaggio, un ragazzo, annuncia a Vladimiro ed Estragone che Godot, per quel giorno non arriverà. Forse, potremmo pensare che Godot ha almeno una voce, e che almeno dal ragazzo è stato visto. Però, secondo Vladimiro ed Estragone (due barboni) Godot li porterà a dormire in un luogo coperto dove avranno un pasto caldo e forse darà loro un lavoro. E così, con queste aspettative, non possono far altro che aspettare Godot da soli nella aperta campagna in compagnia l’uno dell’altro e di un albero. Dice Vladimiro: “Tenendoci per mano, saremmo stati tra i primi buttarci giù dalla Torre Eiffel. Eravamo in gamba, allora. Adesso è troppo tardi. Non ci lascerebbero nemmeno salire.”. Così Vladimiro ha appena detto che avrebbero potuto suicidarsi tempo prima, hanno atteso troppo e il suicidio dalla Torre Eiffel non è più possibile; hanno atteso a lungo per suicidarsi ora attendono Godot. 
Intanto che aspettano controllano il gonfiore dei loro piedi che hanno camminato e come argomento parlano del perché solo un evangelista riferisce nel Vangelo che uno dei ladroni crocifisso con Gesù è stato salvato. 
Estr: Andiamocene. 
Vlad: Non si può. 
Estr: Perché? 
Vlad: Aspettiamo Godot. 
Estr: Già, è vero. (pausa). Sei sicuro che sia qui? 
Vlad: Cosa? 
Estr: Che lo dobbiamo aspettare 
Vlad: Ha detto davanti all’albero.(Guardando l’albero). Ne vedi altri? 
Estr: Che albero è? 
Vlad: Un salice, direi. 
Estr: E le foglie dove sono? 
Vlad: Deve essere morto. 
Estr: Finito di piangere. 


Sul finale, l'albero morto (in realtà, nel secondo atto, spunteranno tre foglie sui suoi rami) diventa la tentazione per potersi impiccare e provare quel suicidio rimandato da una vita.
Vlad: Mah! (Estragone si alza e va verso Vladimiro con le scarpe in mano. Le posa accanto alla ribalta, si rialza e guarda la luna). Che cosa fai? 
Estr: Quel che fai tu, guardo quel faccione. 
Vlad: Volevo dire con quelle scarpe. 
Estr: Le lascio là. (Pausa). Qualcun altro verrà, non meno... non meno... di me, ma con una misura piú piccola. Le mie scarpe lo faranno felice. 
Vlad: Ma non puoi mica andare in giro scalzo. 
Estr: Gesú l'ha fatto. 
Vlad: Gesú! Cosa vai a tirar fuori! Non vorrai mica paragonarti a lui, per caso? 
Estr: Mi sono paragonato a lui tutta la vita. 
Vlad: Ma laggiú dove stava lui faceva caldo! C'era bel tempo! 
Estr: Sí. E si sbrigavano a metterti in croce. Silenzio. 
(...)
Estr: (guardando l'albero) Peccato che non abbiamo un pezzo di corda. 
Vlad: Vieni. Comincia a far freddo. (Lo tira ecc.). 
Estr: Ricordami di portare una corda, domani. 
Vlad: Sí. Vieni. (Lo tira ecc.). 
Estr: Quanto tempo sarà che stiamo insieme dal mattino alla sera? 
Vlad: Non so. Cinquant'anni, forse. 
Estr: Ti ricordi quel giorno che mi sono gettato nella Durance? 
Vlad: Facevamo la vendemmia. 
Estr: E tu m'hai ripescato. 
Vlad: Sono cose morte e sepolte. 
Estr: I miei vestiti sono asciugati al sole. 
Vlad: Non pensarci piú, vieni. (Lo tira ecc.). 
(...)
Vlad: Possiamo sempre lasciarci, se credi. 
Estr: Ormai non vale piú la pena. (Silenzio). 
Vlad: E vero, ormai non vale piú la pena. (Silenzio). 
Estr: Allora andiamo 
Vlad: Andiamo. 
Non si muovono. 
Finisce così il primo atto. 
Nel secondo atto accadono esattamente le stesse cose. Vladimiro ed Estragone attendono sotto l’albero l’arrivo di Godot. Di nuovo vedono passare Pozzo e Lucky (Pozzo nel frattempo è diventato cieco). Di nuovo si intrattengono con il padrone e il servo. Di nuovo Pozzo e Lucky se ne vanno. Di nuovo arriva il messaggero a dire che Godot stasera non può venire ma verrà sicuramente domani. Di nuovo prendono in considerazione l’idea di mollare tutto. Di nuovo rinunciano.
Estr: Non posso piú andare avanti cosí. 
Vlad: Sono cose che si dicono.
Estr: Se provassimo a lasciarci? Forse le cose andrebbero meglio.
Vlad: C'impiccheremo domani. (Pausa). A meno che Godot non venga.
Estr: E se viene?
Vlad: Saremo salvati
(...)
Vlad: Allora andiamo?
Estr: Andiamo
Non si muovono.

Chi è Godot? Chi è questo protagonista che non arriva mai? C'è chi lo ha identificato con Dio, soprattutto per il nome (God) e per l'attesa che sembra portare la salvezza nella vita di Vladimiro ed Estragone. I due protagonisti rimandano da una vita il loro suicidio, lo rimandano a domani, sempre che non arrivi Godot. Sembra, il nostro Godot, somigliare al senso della vita, riuscire a trovare il senso per cui andare avanti; speranza sarebbe una parola grossa, sembra più incapacità sia di vivere che di uccidersi; aspettare, accanto ad un albero (un salice piangente che non piange più - nel primo atto -), aspettare nella propria inettitudine che il senso della vita arrivi, se non oggi, domani.

2 commenti:

  1. Bellissimo, Aspettando Godot, lo vidi da ragazzo, in Televisione, quando in TV passavano ancora prosa in prima serata. Cioè un secolo fa o poco meno Grazie per averlo, e avermelo, ricordato

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    1. Mi piace quel geniaccio di Beckett, io ho apprezzato molto anche "giorni felici" anche se "Aspettando Godot" ti entra dentro e ti rimane addosso per sempre. Per quanto riguarda la televisione, una volta era un piacere guardarla era quasi come sfogliare un libro, era fatta di pagine. Grazie a te!

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