Passi nel deserto




In equilibrio lungo una strada deserta, 
una strada che esiste da sempre. 
Altri l’hanno percorsa. 
E’ rimasta la corrosione, 
non un solo passo è decifrabile.

Oggi gioco fuori casa!

Oggi mi trovate sul Blogzine, Il Futuro è Tornato, dove i suoi autori (Nick, Angelo, Stefano, Davide e Gianluca) mi hanno ospitato per parlare, no meglio, per provare a dire qualcosa sul film Matrix, all'interno della rubrica Visti da Lontano. E' una rubrica ideata per i "non appassionati" del genere fantascienza e che provano, grazie al coraggioso invito dei citati autori, a scrivere il proprio punto di vista su libri o film di questo genere. Io ho visto Matrix (1999), chissà se voi lo avete visto come l'ho visto io...


Punti di vista ... gatto in meditazione


Gatto fachiro in meditazione in un fico d’India:
“…sono un fiore di cactus … sono un fiore di cactus … sono…”


Il rospo che voleva andare in Egitto

Secondo i Greci e i Romani, i rospi erano capaci di influire sulle condizioni metereologiche, Plinio stesso, nel I Secolo d.C., consigliava ai contadini di tenere nei loro campi vasi di coccio pieni di rospi per provocare la pioggia. In tempi successivi si credeva che, mescolando sangue di rospo e vino, si potesse ottenere un veleno mortale; in effetti, se stimolati, i rospi secernono un liquido velenoso che provoca febbre e, anche se raramente, la morte. Ciò dette una fama sinistra e magica a questo animale fino a sfociare nel Medioevo, quando il rospo divenne il beniamino delle streghe, le quali ne usavano la saliva come ingrediente di una particolare miscela capace di rendere invisibile chi ne avesse fatto uso. Le zampe del rospo, invece utilizzate nei filtri d’amore, hanno spesso il fine di far innamorare perdutamente chi li berrà. Il rospo sembra quindi essere un animale che ha potere sulla vita o sulla morte: può avvelenare o dare la vita ed è in rapporto col principio dell’amore. Non so se è proprio dall’espressione “principio dell’amore” che è diventato il Principe delle fiabe trasformato in rospo o se è stato “adottato” dalle fiabe come Principe grazie alla sua capacità di metamorfosi insita nella sua stessa natura: da larva diventa girino fino, trasformando completamente il suo corpo, a diventare rospo, passando dalla vita nell’acqua a quella sulla terra e dentro la terra.
La magia del rospo, si trova anche nella favola di Andersen, autore che trova sempre la via fiabesca per dare dignità ai più deboli ed emarginati, intitolata appunto Il rospo

Simboli nella fiaba "I 3 capelli d'oro del diavolo". I capelli e il numero 3

Crescono, vengono tagliati e crescono ancora, si infoltiscono e cadono, questo per tutta la vita, tanto da essere un po’ la nostra “vegetazione”, le nostre foglie. In alcune società i capelli scompigliati e lunghi sono indice di “demonio” pensiamo ai maghi agli stregoni ma certo anche ai saggi eremiti; i capelli scompigliati fanno immaginare che vi sia impigliato il vento, possono quindi suggeriscono un carattere ribelle e scontroso, irascibile. Certo molti movimenti, come per es. i figli dei fiori, adottarono capigliature lunghe come segno di ribellione. In molte religioni sono considerati la nostra parte superficiale “aerea” nonché di provocazione sessuale, così molti appartenenti ai vari cleri o ordini religiosi hanno le teste rasate, mentre le suore portano il velo che nasconde i capelli. Ma rappresentano, insieme ai peli del corpo, ciò che rimane della nostra “bestialità” dei nostri sensi più irrazionali, ossia la pelliccia che ci accomunava agli animali. Medusa al posto dei capelli è rappresentata avvolta da serpenti, simbolo dell’inganno della donna...
continua sul mio blog Fiabe in analisi 

Punti di vista... del Principe Ranocchio

Foto Pixdaus

Ora ditemi se questo ranocchio non sa, dentro di sé, che è destinato a ritornare Principe? 
Lo sa, lo sa… 

Sempre che non incontri la Strega Nerella by Romina Tamerici...


Su Marte c'è la vita: parola di Emilio Salgari. Le Meraviglie del 2000

Ah! se si potesse dar la scalata a Marte che ha invece una
popolazione così scarsa e tante terre ancora incolte!"
"Come lo sapete voi?" chiese Toby, facendo un gesto di stupore.
"Dagli stessi martiani" rispose Holker.
"Dagli abitanti di quel pianeta!" esclamò Brandok.
"Ah, dimenticavo che ai vostri tempi non si era trovato ancora un mezzo per mettersi in
relazione con quei bravi martiani."
"Scherzate?"
"Ve lo dico sul serio, mio caro signor Brandok."
"Voi comunicate con loro?"
"Ho anzi un carissimo amico lassù che mi dà spesso sue notizie."
"Come avete fatto a mettervi in relazione coi martiani?"
(tratto da Le meraviglie del 2000 di Emilio Salgari)



Quando ci interroghiamo sulla nostra morte, inevitabilmente ci interroghiamo sul futuro, non tanto del nostro ma dell’intera umanità. Come sarà il mondo tra 100, 200 anni o più? Ossia, come sarà quando noi non ci saremo? E’ una curiosità che non possiamo appagare. Forse. 
Copertina di Carlo Chiostri
Edizione 1907
Emilio Salgari, scrittore di romanzi d’avventura ambientati in luoghi lontani dall’Europa (India, Asia, Caraibi) ha scritto anche un romanzo sul futuro (oggi per noi sul presente) Le meraviglie del 2000, pubblicato nel 1907. I protagonisti sono il giovane Brandock di circa 30 anni, afflitto da quello che al tempo si chiamava spleen (termine molto in uso durante il Decadentismo, con cui si intendeva un atteggiamento malinconico e disagio esistenziale) e il cinquantenne dottor Toby, entusiasta per la vita, tanto da aver dedicato decenni alla ricerca della medicina miracolosa che gli permetterà di “dormire come morto” per circa 100 anni e risvegliarsi nel futuro, esattamente nel 2003. Il dottor Toby convincerà il giovane a seguirlo in questa avventura, il giovane accetterà, non tanto per curiosità, quanto per l’incapacità di vivere che gli fa decidere che anche dormire per 100 anni, rischiando di non risvegliarsi sarebbe di poca importanza, vita o morte "...che per me sarà lo stesso. Almeno lo spleen non mi tormenterà più." 
Spleen è una parola che i due porteranno anche nel 2003, sarà la prima cosa che il dottore chiederà al giovane appena risvegliatosi dai 100 anni di sonno, gli chiederà se sente ancor lo spleen. E, in seguito, si accerterà della salute e dell’umore del suo compagno di avventura, chiedendo se sente lo spleen. Così il male del secolo e le prime innovazioni che si affacciavano nei primi anni del 900 sono incarnate nei due protagonisti, come dire: si cerca per noia e insoddisfazione ma anche per passione e curiosità.

Ricordi di un gatto nella notte di San Lorenzo

Domani è San Lorenzo e questa notte, poiché San Lorenzo è patrono della città in cui abito, ci sarà la processione per il centro storico. E’ una serata in cui devo chiudere le finestre, ricordarmi di aprire le porte dell’armadio di camera perché … già perché? Quale strano rito pensiate si pratichi in questa città? Perché aprire le ante degli armadi? vi chiederete. Ecco, perché il mio gatto ha il terrore della processione o meglio, dei cavalli che passano sotto le nostre finestre e del prete con la campanella e il microfono. Quindi, finestre chiuse e armadio aperto dove lui possa rifugiarsi. Nella notte dell’ultimo dell’anno, con tutti quei botti, non soffre così tanto. Io che sono strega, so perché il mio gatto ha il terrore di tutto ciò. Il perché non può saperlo chi non è mai stato strega e non ha mai vissuto in confidenza con i gatti.
Foto tratta da  http://www.animali10.it
Ecco la risposta: il mio gatto si ricorda di quando preti e istituzioni a cavallo andavano a stanare le streghe nelle loro case, in nome dell’Inquisizione. I gatti, fedeli compagni delle streghe, erano lì con loro e, insieme a loro, venivano bruciati sul rogo. Il mio gatto non è nero, come il gatto associato alle streghe, ma in fondo, chi può dire in quanti modi e in quanti aspetti si può camuffare il diavolo?
Giungevano nelle campagne più remote, nelle macchie più fitte, il nitrire dei cavalli faceva sobbalzare strega e gatto; non bussavano: sfondavano la porta o incendiavano la casa. Intanto il prete recitava una cantilena ad uso e consumo dell’Inquisizione. La donna viveva sola, raccoglieva erbe e con queste curava piccoli malanni, infastidiva i dottori del tempo, tutti rigorosamente uomini; come si permetteva, la Strega di fare un tale affronto? Bruciamola!!! Era l’inizio o meglio, il prototipo, della moderna guerra tra aziende farmaceutiche e la medicina “non tradizionale” la quale, quest’ultima, con me funziona molto bene; ma sono strega, per l’appunto. Le stanavano, le torturavano, le “processavano” in nome di un dio adeguato alla nuova legge e poi le bruciavano. Donne che vivevano sole, al massimo con un gatto simbolo di indipendenza e intuito, donne in competizione con la medicina, esclusiva degli uomini. E allora, bruciamole!!! Il mio gatto stasera rivivrà tutto questo, e io a dirgli che lui è bianco che  non deve temere, ma lui mi guarderà con le pupille più dilatate che potrà, facendomi intendere: “come puoi aver dimenticato?” e si rintanerà nell’armadio, fino a domani, giorno di San Lorenzo, arso vivo su una graticola ardente.

Il violino clandestino


Era cambiata nazionalità
sulla sua carta di identità
e lui senza cambiare indirizzo 
aveva cambiato nazionalità 
E quando suonava il suo violino 
lui e la musica suscitavano il sospetto 
di un amore clandestino 
e lui suonava, suonava 
e il violino gridava 
ché il suo paese più non esisteva 
Non sarà un violino a salvare un paese 
dal suo destino 
- di notte pensava -
ma poi di giorno la musica ricominciava 
ti ricordi violino 
quando il nostro amore non era clandestino 
e la gente ballava sulla musica 
che il nostro popolo univa.
Era cambiata nazionalità 
sulla sua carta di identità 
e lui senza cambiare indirizzo 
aveva cambiato nazionalità 
E il violinista adesso suona 
per persone che quella musica non conoscono 
che in quelle danze inciampano 
ma la sua contentezza è nascosta nel violino 
da dove esce quella musica profuga 
che suona fin da bambino.

Operette Morali, Il Cantico del Gallo Silvestre di Giacomo Leopardi

Richard de Fournival, Bestiaire d'amour
creato in Francia nel XIV secolo
fonte
Il Cantico del Gallo Silvestre fa parte delle Operette Morali di Giacomo Leopardi, scritte tra il 1824 e il 1835. Questa è l’ultima scritta nell’anno 1824. E’ stata definita prosa-poetica dedicata alla morte. Nella prima “operetta” Storia del genere umano, il Leopardi descrive la nascita dell’uomo: bambini felici in un mondo dove non esistevano il mare, il cielo, le montagne, lo sguardo non aveva ostacoli; ma proprio questa mancanza di limiti rendeva l’uomo tediato dal tutto; Zeus allora mandò i monti, il mare e il cielo stellato. Presto gli uomini si stancarono anche di questo. Zeus mandò i malanni e la vecchiaia e come consolazione mandò la Speranza. Ma stanchi anche di ciò, ad un certo punto, pretesero la Verità e Zeus mandò la Verità. Verità che uccise la Speranza.
Nel Cantico del Gallo Silvestre viene mostrato l’antagonismo tra Speranza e Verità e, nella visione del Leopardi della maturità, non può che vincere la Verità, la Luce. Ma cosa racconta l’operetta in questione? Il Leopardi ci dice di aver tradotto da una pergamena un canto scritto in lettera ebraica, e in lingua tra caldea, targumica, rabbinica, cabalistica e talmudica, un cantico intitolato, Scir detarnegòl bara letzafra, cioè Cantico mattutino del gallo silvestre.

Pittori di girasoli

Quando lo conobbi dipingeva girasoli. No, non pensate ai girasoli di Van Gogh, lui di Van Gogh non aveva il talento; e i suoi girasoli non stavano in un vaso, i suoi quadri in realtà erano come veri campi di girasoli. A volte qualche cipresso delineava il perimetro dei campi. I suoi girasoli si volgevano verso il sole. Alcuni in prima fila e poi giù, in lontananza, si estendeva il campo con il giallo sole che illuminava la tela. Ora non dipinge più. Non può. A volte lo vedono piangere e poi all’improvviso ridere di gusto. Piange come un vecchio e, dicono, che rida come un bambino. Come i suoi girasoli, gioiosi sorridono al sole e, rassegnati, chinano il capo alla notte.


PORTAMI IL GIRASOLE di Eugenio Montale

Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

Cadono ancora

Si sta come
d’autunno
Sugli alberi
le foglie
In questo autunno eterno,
arido come l’estate che l’ha partorito.
Estate che ha arso le foglie, contorte per l’arsura.
Cadranno d’autunno ancora e ancora…
e ancora il cuore si stringe ancora.
Autunno, cadono le foglie, martiri come un poeta.

In corsivo: Soldati di Giuseppe Ungaretti (1918)

Al mare negli anni '60

Michelin Bernardini
Ci furono varie innovazioni “scandalose” nelle estati degli anni ’60: il bikini, la minigonna, il twist…il rock! Il primo scandaloso bikini, in realtà, era nato nel 1946 ma fu battezzato come simbolo della cultura pop nel 1963. Deve il suo nome all’ingegnere Louis Réard che perfezionò un indumento appena entrato nel mercato americano: un costume a due pezzi ideato dallo stilista Heim, pubblicizzato come il costume più piccolo del mondo e, per questo, denominato “atomo”; da Atomo a Bikini, l’atollo delle isole Marshall in cui gli Usa alla fine di quel giugno ’46 stavano facendo i loro esperimenti nucleari, il passo fu breve. La data esatta di nascita è il 5 luglio del 1946, il luogo Parigi, ad una sfilata di moda balneare. E’ uno degli indumenti più “scandalosi” della storia della moda, per alcuni della “brutta” moda, sostenendo che è ben lontano dalla classe e l’eleganza del costume intero. Ed oggi è un’icona della moda al pari dei jeans o dell’altra “scandalosa” minigonna. A Réard non fu facile trovare una modella che avesse il coraggio di sfilare con un costume tanto sfacciato, e difatti, dovette ricorrere a una spogliarellista del Casinò de Paris, Micheline Bernardini. Il bikini diventa l’uniforme delle maggiorate.