Barbablù, una vera favola o la vera storia del presunto serial killer Gilles de Rais?

Illustrazione di  Alessandra Psacharopulo.
Altri suoi lavori li potete trovare nel blog 
alepsacha.blogspot.com


La fiaba inizia descrivendo le ricchezze di Barbablù: oro, argento e ricami che ci danno l’impressione dello sfarzo ma anche dell’eleganza; poi arriva il contrasto nella vita di quest’ uomo, che “per sua disgrazia, aveva la barba blu e che questa lo rendesse così brutto e spaventoso che non c’era donna, ragazza o maritata che, soltanto a vederlo, non fuggisse a gambe levate dalla paura.” E, poche righe successive, si aggiunge il mistero: aveva sposato alcune donne ma erano scomparse senza lasciare alcuna traccia. Sposerà una giovanissima ragazza per la quale, di fronte a tanta ricchezza, la barba blu non sembrerà poi così blu. Un giorno Barbablù parte per un viaggio e consegna alla giovane moglie tutte le chiavi di sua proprietà, con queste potrà aprire scrigni che contengono oggetti preziosi, mobili che custodiscono raffinati piatti in oro e argento ma, di fronte a tutta questa luce emanata dalla ricchezza, ecco di nuovo il buio, l’ignoto: tra queste chiavi c’è una piccola chiave “è quella della stanzina, che rimane in fondo al gran corridoio del pian terreno”. Viene istintivo immaginare questo corridoio come buio e, capovolgendo l’immagine, come una sorta di pozzo di cui non si nota il fondo oscuro. In tanta apparente bellezza si nasconde un luogo segreto e proibito. Come resistere alla tentazione? Abbiamo ancora una nuova Eva che viene messa alla prova? Io, uomo, ti consegno tante possibilità, tanti paradisi ma tu, donna, non ti farai tentare. Perrault è stato anche accusato di misoginia, se si segue questa teoria, allora la favola non sarebbe un insegnamento positivo, come di solito sono le favole, ma avrebbe ancora un aspetto punitivo verso la disubbidienza della donna nei confronti dell’uomo. Ecco come Perrault descrive la giovane sposa: “…non si divertiva punto alla vista di tante ricchezze, tormentata, com'era, dalla gran curiosità di andare a vedere la stanzina del pian terreno. E non potendo più stare alle mosse, senza badare alla sconvenienza di lasciar lì su due piedi tutta la compagnia, prese per una scaletta segreta, e scese giù con tanta furia, che due o tre volte ci corse poco non si rompesse l'osso del collo.” Non sembra che Perrault abbia molta compassione per chi, come lui sa, sta andando incontro ad una probabile morte violenta, piuttosto la donna disubbidiente sembra la colpevole. Aprirà la porta e vedrà quale fine l’attende per aver disubbidito: essere decapitata, così come è stato per le mogli precedenti di Barbablù. Ha il suo destino davanti agli occhi. Comunque si salverà, grazie ad altri due uomini che, essendo i suoi fratelli, rimangono dominanti sul marito della sorella, come accadeva in tempi passati e, purtroppo, anche in alcune culture del mondo attuale.

Secondo il libro di Ernesto Ferrero Barbablù. Gilles de Rais e iltramonto del Medioevo, il Barbablu di Perrault è stato un serial killer vissuto nel Medioevo che rispondeva al nome di Gilles de Rais, maresciallo di Francia ed eroe nazionale della liberazione di Orléans, compagno prediletto di Giovanna d'Arco. Questi, tra il 1432 e il 1440, è accusato di aver violentato e ucciso decine, forse centinaia di ragazzi per il puro piacere personale; scoperto e processato, si pente e muore da santo.
La storia illustrata della fiaba di Barbablù su Galleria delle Fiabe la rubrica di Fiabe in analisi

9 commenti:

  1. Se leggi il libro Donne che corrono coi lupo (quando lo leggerai?!) riceverai un'interessante lettura di questa fiaba, un monito per la donna ancora ingenua.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh AlmaCattleya!!! Hai ragione, lo avevo promesso...si può promettere una seconda volta? L'ho messo ora qui sul tavolo (fidati, è vero)finirò di leggere il libro che sto leggendo in questo periodo "La bottega delle reliquie" - interessante, per niente macabro - e poi passerò a "Donne che corrono con i lupi". E chissà che non ci faccia un post (no, forse ora esagero). Comunque, a parte gli scherzi, grazie per avermelo ricordato, io mi perdo un po' nell'organizzarmi. Speriamo che la tesi su Barbablù non sia alla fine!

      Elimina
  2. Questa favola la conoscevo bene e anch'io credo sia tratta da una storia vera. Tuttavia è davvero terribile che sia la donna che sia punita per la sua curiosità, mentre il pluriomicida se la cava impunito!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nella versione di Perrault, in realtà, Barbablù viene ucciso; mentre Gilles de Rais venne condannato, anche se prima, fu assolto dai propri peccati relativi allo stupro e alla pedofilia. La donna, comunque, continua ad essere vittima e allo stesso tempo viene condannata. Ciao amica virtuale!

      Elimina
    2. Ok, Barbablù viene ucciso, ma non risulta comunque il colpevole della storia! Questa è la cosa che mi dà fastidio. La storia vuole parlare dei pericoli che incorrono le persone (o melgio le donne) curiose. Non si chiude con una morale severa a scapito del pluriomicida, o sbaglio?
      Povero mondo... Tanti saluti anche a te, cara amica virtuale!

      Elimina
    3. No, infatti, è sottolineato che la curiosità delle donne è da punire e condannare; la morale colpisce la donna, non Barbablù che si "limita" a morire e, in un certo senso, questa morte lo libera da ogni accusa. Non è una fiaba che condanna l'uxoricidio o la pedofilia (la donna era una giovanissima ragazza).

      Elimina
    4. Forse per questo è una fiaba che non ho mai amato del tutto... è un'ingiustizia!

      Elimina
    5. Già! ho notato che anche a te il problema "giustizia" colpisce sempre molto, come nel post sulle bacchette magiche, ricordi? "magiche non per tutti".

      Elimina
    6. Certo che me lo ricordo: era un bel post! La giustizia è qualcosa che mi sta a cuore come la lotta contro gli stereotipi e i pregiudizi.

      Elimina