Cappuccetto Rosso, la nonna e il lupo

Illustrazione di Gustave Dorè
Il percorso che Cappuccetto Rosso intraprende nel bosco per andare a trovare la nonna è un percorso lineare (non ci sono intoppi e lei cammina lungo un sentiero) ed abituale (andava quotidianamente dalla nonna a portarle provviste e medicine) ma, come accade nelle favole, ad un certo punto il percorso viene interrotto, ostacolato o per scelta del protagonista, abbandonato. Abbiamo già visto alcuni che lasciano “la strada vecchia per quella nuova” primo fra tutti Pinocchio. L’interruzione del percorso costituisce quasi sempre nella favola l’inizio della crescita del protagonista, l’ annuncio di un cambiamento. Cappuccetto abbandona il sentiero familiare e sicuro – è infatti arricchito di fiori, farfalle ed uccellini che cantano - e su invito del lupo va a cercare fiori da portare alla nonna, immergendosi nello sconosciuto bosco. Il lupo segnala l’arrivo del pericolo per la bambina: Cappuccetto sta per concludere il periodo dell’infanzia e sta diventando grande e per lei i pericoli, personificati dal lupo, aumentano. Sentite l’ammonimento che fa Perrault ad un certo punto:

“Qui si vede che i bimbi, ed ancor più le care

Bimbe, così ben fatte, belline ed aggraziate
Han torto ad ascoltare persone non fidate
Perché c’è sempre il lupo che se le può mangiare. 
Dico il lupo perché non tutti i lupi 
Son d’ una specie, e ben ve n’è di astuti 
Che, in silenzio, e dolciastri, e compiacenti, 
inseguon le imprudenti fin nelle case. 
Ahimè son proprio questi i lupi più insidiosi e più funesti! ”

Non si può non pensare al pericolo della pedofilia. Cappuccetto sta per “morire” come bambina e, dopo aver vinto il lupo, nascerà ad uno stadio evolutivo più alto. Anche nel bosco di Cappuccetto ad un certo punto appare una casetta. La casetta era apparsa a Biancaneve ad Hansel e Gretel e tanti altri personaggi. Questa è una casetta che la bambina già conosce (a differenza di Biancaneve ed Hansel e Gretel che si imbattono meravigliati in qualcosa che vedono per la prima volta), non dovrebbe quindi riservare sorprese ma in realtà qualcosa di nuovo c’è: Cappuccetto vede la porta spalancata. Allo stesso tempo un invito ad entrare o un invito ad essere accorta? Entra e, passa dalla casa una volta accogliente, ad un altro luogo: la pancia del lupo. Insieme alla nonna si ritrovano in un’ “abitazione” dove non avviene il consueto scambio di convenevoli, di dolcetti e medicine ma un luogo buio dove rischiano di essere digerite per sempre. Come due elementi dentro il crogiolo alchemico forse la nuova adulta e l’anziana interagiscono perché insieme possano rinascere. Fatto che avverrà con l’entrata in scena del cacciatore.
Illustrazione di Gustave Dorè
La prima versione scritta della fiaba è ad opera di Charles Perrault (1697), che riprende storie popolari: nel Medioevo venivano tramandate oralmente leggende dove bambine erano sbranate dai lupi nei boschi o di bambine che grazie alla veste rossa battesimale che portavano riuscivano a salvarsi. Dopo Perrault la fiaba verrà ripresa dai fratelli di Grimm (1812): i due fratelli introducono la figura del cacciatore che libera dalla pancia del lupo la nonna e la nipote ancora vive.
Nell'interpretazione alchemica Cappuccetto Rosso è associata al Mercurio sia come elemento che come il dio Mercurio messaggero degli dei
Per approfondimenti:
Interpretazione Alchemica della favola di Cappuccetto Rosso

Volevo un gatto nero

“Mi dà sempre un brivido guardare un gatto che sta osservando qualcosa che io non riesco a vedere.” (Eleanor Farjeon) 
“Solo un gatto è in grado di sostenere lo sguardo di un Re.” (Proverbio inglese
“Quando i verdi occhi di un gatto scrutano dentro di voi, potete essere certi che qualunque cosa intendano dirvi è la verità.” (Lillian Moore
“Io amo i gatti. Amo il modo in cui mentono e ti guardano, con quello sguardo snervante, immoto, ipercritico.” (Joyce Stranger) 
"Gli occhi di un gatto sono finestre che ci permettono di vedere dentro un altro mondo."(Leggenda Irlandese
La reale opposizione che si può fare alla maggioranza dei gatti è la loro insopportabile aria di superiorità. (P.G.Wodehouse
Foto www.sxc.hu
Forse è per tutto questo che i gatti sono stati considerati amici delle streghe, simbolo del diavolo. Incomprensibili e invidiati; con il loro andamento sinuoso e leggero portano a spasso la loro aria di superiorità, insopportabile per alcuni, affascinante e ammaliante per molti.
Punti di vista del gatto 
La Storia del Gatto 

Il Gatto con gli Stivali. Astuto e veloce come Mercurio

Il Gatto con gli Stivali
illustrazione di Paolo Domeniconi
Mercurio,
il Messaggero degli dei
La fiaba "Il Gatto con gli stivali" narra la storia di un’ eredità lasciata da un mugnaio ai suoi tre figli: il vecchio mulino al primogenito, al secondo lascia un asino e al più giovane un gatto, dando a ciascuno la possibilità di vivere con questi mezzi. Il più giovane è dispiaciuto per la sua parte di eredità, ma il gatto della fiaba è un animale astuto e, ovviamente, dato che siamo in una fiaba, dotato di parola. Con astuzie ed inganni il gatto capovolgerà la vita del suo nuovo proprietario, fino a fargli sposare la figlia del re. Il gatto è la personificazione del senso di realizzazione, la vittoria. ...

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Chiudete la porta, grazie! 4° Malessere della Sposa del Diavolo

E’ giunta una notizia quaggiù all’Inferno. La sapevo già da tempo ma ufficialmente l’ho saputa in ritardo. Io so sempre le cose in anticipo ma devo aspettare che siano ufficiali. E’ la prassi, in modo che vi possiate illudere che il mondo è ancora nelle vostre mani invece che nelle mie, cari! Andiamo a ritroso: qui da noi un giorno passò un certo Cagliostro, gli avevano detto che questo era il posto più adatto a quelli come lui; devo dire che a me piaceva, così pieno di fantasia e magia ma forse proprio per questa mia forte attrazione nei suoi confronti, mio marito, Diavolo, non l’ha voluto. Non so adesso se sia in Paradiso o in Purgatorio, poco mi importa, il suo sguardo mi ha lasciato la stesso brivido freddo che deve aver provato il serpente quando ha visto Adamo addentare la mela! Con questo ricordo pensate a come ha sobbalzato il mio cuore sanguigno alla notizia che, nel paese di San Leo, il parroco ha chiuso le porte del duomo perché si stava svolgendo un convegno, organizzato dai massoni e dal Comune, a ricordo del magico Cagliostro. Quaggiù non tifiamo certo per le chiese e per i preti, potete immaginarlo, anche se ne abbiamo una buona e vasta rappresentanza. A noi quello che non piace dei preti è che parlano di uguaglianza, invece no, io e mio marito mica siamo uguali, siamo superiori a tutti. Però mi chiedevo: se sulla terra chi crede nell’uguaglianza chiude le porte, a chi e a cosa le chiude? Alla differenza? Se la differenza trova la porta chiusa rimane differente o ancora più differente o nessuno ci fa caso? Noi, qui all’inferno, adoriamo la differenza, sto bene attenta a non aprire la porta all’uguaglianza e a quelli buoni e gentili. Quaggiù abbiamo schiere di fanatici, di gente che ha rubato e truffato per il potere e la supremazia, altro che uguaglianza! Volevo ringraziare tutti quelli che sulla terra chiudono le porte e contribuiscono a sottolineare che non siete uguali e così la via per l’uguaglianza è lontana. Più porte chiudete e più l’inferno vive. La Sposa del Diavolo vi abbraccia ancora. E ricordatevi che la porta dell’Inferno la troverete sempre aperta.

Come Charlot su una Panchina

Charlie Chaplin in Luci della Città
C’era un tale che viveva una vita apparentemente anonima. Passava gran parte del tempo ad osservare e ad occuparsi delle vite degli altri. Spesso lo si vedeva seduto su una panchina nella zona della stazione. Un giorno un altro tale, sempre preso dalla sua vita frenetica, ricca di incontri e con i minuti sempre contati, gli chiese: Ma te sei proprio contento di questa vita?  Be', rispose, in effetti a volte ad osservarvi mi mettete addosso tanta tristezza, ma se volete continuare così io non ho niente in contrario. Accavallò la gamba destra sulla sinistra e cambiò punto di osservazione dalla sua panchina.
Oggi stare in panchina è un’anomalia sociale ... Se non si è anziani, donne incinte o con carrozzina, se si è maschi o femmine adulti, chi sta in panchina è poco raccomandabile. Nel migliore dei casi si è disoccupati, sfaccendati, vite di riserva. Eppure è l'ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città. La panchina è il margine del mondo, vacanza di chi non va in vacanza, e il posto ideale per osservare quello che accade. Da lì si contempla lo spettacolo del mondo, ci si dà il tempo di perdere il tempo, come leggere un romanzo. Si guarda senza essere visti. Ecco alcuni dei non piccoli piaceri del sedersi su una panchina. Le mie preferite sono quelle verdi a onda di una volta, di legno, in via di estinzione. dal libro di Beppe Sebaste, Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne.


Il Bosco e la Mente, ovvero il Bosco nelle Favole

"Le ombre della Paura"
illustrazione gentilmente concessa
da Sarolta Szulyovszky
Per vedere come è nata questa idea
vai al blog
Dove si svolgono di solito le favole? Mi verrebbe da dire che si svolgono in due luoghi ben precisi ma entrambi oscuri e misteriosi: nella nostra mente e nel bosco. E quanto la descrizione del bosco in cui si addentrano i personaggi che si imbattono in ogni sorta di inganno o sorpresa, riesce ad accendere la nostra mente e la nostra fantasia! Tanto da riuscire a vederli: piante che parlano e stendono i rami come delle braccia, il sottobosco ricco di funghi parlanti e vivaci folletti; e poi personaggi malefici come streghe ed orchi o personaggi eterei come fate o bambini ingenui ed innocenti come Biancaneve, la Bella addormentata nel bosco e Cappuccetto Rosso. E come sono giganti le ombre di un Pollicino o di Hansel e Gretel, ombre che si trasformano in esseri demoniaci non riproducendo più la sagoma dei bambini ma quella di un mostro da cui il bambino, nel suo inconscio, si sente inseguito e minacciato. La propria ombra che non rispecchia il vero aspetto del bambino viene trasformata invece in tutto ciò di cui il bambino ha paura e, in generale, essendo la favola una creazione popolare, le paure dell’intera umanità. Luogo dominato da forze irrazionali e dalla forza della natura, vi si svolgono riti magici e nelle culture più antiche vi si svolgevano riti di iniziazione; in questo bosco immaginario si svolgono le vicende di Cappuccetto rosso, Biancaneve e tanti altri protagonisti di favole, d’altronde il loro viaggio attraverso il bosco è proprio un viaggio iniziatico, un passaggio da uno stato di incoscienza ad uno stato di maggiore consapevolezza. La Bella addormentata nel bosco rimarrà custodita nel bosco per cento anni, un secolo: così ha voluto la tradizione popolare che nel passaggio da un secolo all’altro ha sempre visto e ancora oggi succede, dei cambiamenti drastici, eventi risolutivi per il presente che appare negativo. Questo è un bosco che protegge la bambina, la sua vegetazione cresce indisturbata per cento anni, impedendo a chiunque essere umano di raggiungere il luogo che raccoglie la piccola. Il bosco consentirà soltanto al Principe Azzurro di raggiungere la sua futura sposa: le piante lo lasceranno passare aprendo un varco al suo passaggio, i rami si sgroviglieranno e l’erba del sottobosco si abbasserà; è un’immagine che mi fa pensare a ciò che succede anche nella nostra mente quando abbassiamo le difese di fronte a persone che riteniamo per noi positive. Durante la fuga senza meta il terrore di Biancaneve è rispecchiato nel bosco popolato da figure non reali ma proiezione delle sue paure interiori; dopo il sonno ristoratore, Biancaneve vedrà un bosco ricco di animaletti vivaci che la guardano con curiosità; un bosco accogliente che sembra annunci un periodo di serenità. Portatori di questa via per la serenità sono i 7 nani, eterni abitanti del bosco e del mondo sotterraneo. Come Biancaneve, che incontra la casetta ospitale dei 7 nani, anche Hansel e Gretel incontrano nel bosco una casetta, solo apparentemente ospitale: la casetta di marzapane. Esternamente ricca e invitante con il cibo colorato e gustoso da cui è ricoperta ma dentro un vero antro pericoloso (se vogliamo, un prolungamento del bosco in senso negativo) abitata da una vecchia mangiatrice di bambini, quindi simile ad una belva feroce che vive in un bosco. Come dire che a volte la bestia feroce non vive in un bosco vero e proprio, dove sarebbe naturale pensare di imbattersi, ma in un “bosco” camuffato e ingannevole.

La Bella Addormentata nel Bosco nella traduzione di Carlo Collodi

In bocca al lupo!

Serenata alla Luna
Foto www.sxc.hu
Il lupo cattivo delle favole che spaventa i bambini, il lupo che ulula alla luna trasformando un uomo, forse malato, in un licantropo. Il lupo, insieme all’orco e alla strega, rappresenta la minaccia, la sfida da vincere, la sfida alla morte per continuare la vita o morire e rinascere. Il lupo vive nel buio e il buio illumina i suoi occhi che ti sfidano: in araldica il lupo è simbolo di animo ardito. Il lupo, come simbolo, ha in sé il suo doppio: bestia selvaggia portatrice di morte e distruzione, ma anche iniziatore e portatore di conoscenza. Le fauci del lupo sono ricollegabili all’ingresso della caverna, la sua gola è la caverna, passaggio non solo fisico ma soprattutto iniziatico che porta ad una nuova conoscenza, ad un grado, diciamo, più illuminato. In alcuni vasi funerari etruschi è raffigurata l’immagine del lupo che si affaccia dalla caverna in comunicazione con l'altro mondo, questo ha fatto supporre che il ruolo mitologico del lupo fosse quello di accompagnare le anime negli inferi. Come incarnazione di Marte, rappresentava il lato bellico-distruttore, mentre gli era attribuito un ruolo solare quando era simbolo di Apollo.  Il bosco sacro che circondava il tempio di Apollo Licio o Apollo del Lupo era chiamato lukaion o regno del lupo; Aristotele vi teneva le sue lezioni: da qui l'origine della parola liceo. Il lupo quindi è tramite e portatore di una conoscenza che viene dalla profondità della terra e dalle tenebre. In molte civiltà appare come fondatore ed è associato all'idea di fecondità. Pensiamo alla leggenda di Romolo e Remo, i gemelli fondatori della città di Roma caput mundi. Grande fascino hanno spesso suscitato le leggende sui licantropi, esseri umani che nelle notti di luna piena si trasformano in lupi. Nella Grecia antica i licantropi venivano portati nella città di Licopodi, dove venivano rinserrati, poiché ritenuti dannosi alla comunità. La cosiddetta Follia del lupo è menzionata anche nella Bibbia, in quanto da questo male fu colpito  il re Nabucodonosor. Sotto il termine di “licantropia” viene descritta una forma di pazzia  furiosa, per cui il malato avverte un desiderio irrazionale di urlare, mordere e rifugiarsi in luoghi isolati, come nel normale comportamento del lupo. Per le culture basate sull’allevamento e la pastorizia il lupo è sempre stato considerato il nemico da abbattere, l’antagonista del pastore per il cibo, in seguito, tale antagonismo  si adattò nella società cristiana dove il lupo fu identificato con il male poiché nemico dell’agnello, che rappresenta la bontà e la sottomissione. Nel XXI dei Fioretti di San Francesco, il santo “addomesticherà” il lupo di Gubbio, un primo tentativo di riabilitazione di una figura così tanto bistrattata? (Per un'interpretazione dell'episodio del Santo di Assisi e il lupo vi rimando a http://la4dimensione.altervista.org/licantropi.htm)

Il Lupo di Cappuccetto Rosso, forse il
più celebre tra i lupi. Mangerà la piccola
Cappuccetto nella versione di Perrault ma
sarà ucciso dal cacciatore nella versione
dei Fratelli Grimm.
Ezechiele Lupo, in versione fumetto
della Walt Disney, alla caccia infinita
dei tre porcellini: Tommy, Timmy e Jimmy
Michael Jackson nella versione
licantropo nel video Thriller del 1982
Raoul Bova (San Francesco) e il cane 
lupo cecoslovacco Byron (forse)  che
interpreta il Lupo. Sullo sfondo 
l'agnello, simbolo di bontà, innocenza e 
del Figlio di Dio, salvato dal  frate di Assisi.
Sul blog di Romina Tamerici il post "In bocca al lupo!", ossia perchè di questo modo di dire è diventato un augurio.